Liberalizzazioni: la protesta dei carrozzieri corre in rete
Pressioni sulle commissioni governative e sul parlamento, lamentele e polemiche, petizioni e lettera aperte a Monti e all’intero esecutivo: i carrozzieri indipendenti si organizzano contro la norma sul risarcimento in forma specifica
Già in bozza era chiaro che quello che sarebbe diventato l’articolo 30 del testo definitivo del decreto liberalizzazioni avrebbe sollevato polemiche a non finire. E così è: ad appena tre giorni dal via libera al decreto, i carrozzieri indipendenti cominciano ad organizzare le proteste nella speranza che i termini per la conversione in legge (60 giorni) permettano di operare in Parlamento alcune modifiche all’articolo ammazza-indipendenti. La norma prevede che qualora il cliente non acceda al risarcimento in forma specifica (cioè presso la rete di carrozzerie fiduciarie) ma pretenda il risarcimento in forma equivalente (magari dal proprio carrozziere di fiducia), allora l’importo liquidato sarà ridotto del 30 per cento. Non è chiaro chi debba fissare in modo univoco l’importo da liquidare (la compagnia e la carrozzeria fiduciaria potrebbero valutare un certo danno con un certo valore e il carrozziere indipendente con un altro) né come possano le assicurazioni gestire l’intero mercato delle riparazioni da incidente attraverso la canalizzazione, ma la norma è questa. Per il momento, le proteste si articolano in vario modo: Carrozzeria Trasparente, il neonato network di carrozzerie indipendenti promosso da Cna Toscana, punta su informazione e opera di persuasione e di lobbying delle associazioni di categoria. Altri come il blog Il Carrozziere stanno diventando punto di riferimento dei colleghi indipendenti per un dibattito aperto e senza peli sulla lingua: in poche ore sono stati quasi 200 i commenti arrivati ai post dedicati all’argomento. Infine, c’è chi va sul concreto, come il consorzio Inretecar che ha promosso una lettera collettiva da spedire al premier Mario Monti e all’esecutivo: un testo da far circolare già in forma di lettera tra i carrozzieri indipendenti, da firmare e da spedire ai membri del governo e ai capigruppo in Parlamento delle forze politiche. Tutto con un unico obiettivo: far capire che la norma è sbagliata, modificare il testo in modo da salvaguardare la libertà di scelta dei clienti e la libertà d’impresa dei carrozzieri.
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