Il tema caldo del momento – le liberalizzazioni per la carrozzeria – sta animando gli animi dei carrozzieri in tutta Italia, e con l’animosità si risvegliano sentimenti buoni e sentimenti meno buoni. Data la gravità del momento però sarebbe meglio rimandare quelli meno buoni di qualche settimana (di Cristina Mandrini)
Di fronte al rischio di un grave danno legislativo, che potrebbe rimanere inciso sulle carte per molti anni, i carrozzieri oggi hanno una grossa responsabilità: lottare. Da tempo non capitava loro un’occasione così. Guai a perderla. Guai a perdersi. Guai a disperdersi.
La reazione dei carrozzieri è stata immediata. Anticipata in alcuni casi. E oggi in ogni città e in ogni regione d’Italia molti gruppi di carrozzieri, con o senza sigle in testa, stanno attivando iniziative importanti, che meritano di essere supportate, da tutti, senza se e senza ma. Il primo obiettivo infatti è fare capire a tutti i colleghi la portata devastante di questo decreto, che va studiato e non sottovalutato. Impresa questa che richiede costanza e umiltà. I risultati ci sono, e concreti. Basta leggere le notizie che pubblichiamo ogni giorno.
Il secondo obiettivo è muoversi tutti in un’unica direzione. È questa impresa è la più complicata. I rischi di divisioni e spaccature ci sono, ma non devono prendere il sopravvento sulla necessità di fare fronte comune alla gravità del momento. È una questione di tempo. Pensiamo al bene della categoria.
La direzione è Roma. La direzione è il Governo. I mezzi per arrivarci sono loro, le associazioni di categoria. Parola ostica se associata a poltrone e vuote rappresentanze, ma che può diventare virtuosa se a sostenerla sono uomini e donne seriamente impegnati per fini comuni. L’impegno dei carrozzieri oggi è anche questo: interagire con le associazioni, condividendo il loro operato senza pregiudizi e con collaborazione, ma anche con la possibilità di affrontarle in un dibattito aperto e costruttivo. E anche con la libertà di cambiare opinione e parte, laddove le posizioni siano inconciliabili. Ma senza creare spaccature mediatiche che potrebbero diventare gravi impedimenti al raggiungimento del fine comune. E non stiamo parlando di vigliaccheria, anzi, qui si parla di coraggio. Il coraggio di superare retaggi e convinzioni (a volte personali) per il bene comune della categoria. Oggi non c’è spazio e non c’è tempo per queste lotte. Oggi la lotta è una e deve unire tutti i carrozzieri d’Italia. Perché oggi… o la va, o la spacca, per tutti.