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Auto connessa: chi tutela la privacy?

L' "auto connessa” sarà molto presto la norma, aprendo tuttavia tutta una serie di interrogativi sulla privacy e il trattamento dei dati raccolti

Dai sistemi che permetteranno di trovare i parcheggi liberi in zona, all’e-call in caso di incidenti, alle tecnologie anti-incidente o di guida autonoma, fino alla possibilità di controllare mail e file direttamente dalla proprio auto. L’”auto connessa” sarà molto presto la norma, aprendo tuttavia tutta una serie di interrogativi sul concetto di privacy. Già oggi le auto di nuova generazione hanno una complessità enorme, pari a quella di 20 pc e sono in grado di processare fino a 25 gigabyte di dati in un’ora. In futuro la quantità di dati processati sarà sempre maggiore: tutti dati che l’automobilista metterà inconsapevolmente a disposizione delle Case, che potranno monitoranre tutta una serie di comportamenti alla guida. Ma chi garantisce la privacy di questi dati e chi ne definisce l’utilizzo/trattamento? La questione è aperta e sta diventando sempre più calda, visto anche l’ingresso del sistema eCall (che rileva la posizione dell’incidente e chiama i soccorsi), che potrebbe diventare obbligatoro in tutta europa.
Secondo il TCS (Touring Club Svizzero), tutti questi dati non rimangono solo nel computer di bordo ma possono essere letti dai Costruttori e dai rivenditori tramite le apparecchiature in dotazione alla rete di assistenza mentre il consumatore non ha alcuna certezza sul dettaglio dei dati raccolti e sulla loro elaborazione.il TCS chiede dunque che i dati siano di proprietà del consumatore e che egli sia informato in modo trasparente sulla possibilità di autorizzarne il trattamento solo con un consenso esplicito.