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Giovani e lavoro: perché le imprese faticano a trovare personale e cosa sta cambiando davvero

La difficoltà di trovare personale qualificato non è più un fenomeno episodico ma un cambiamento strutturale del mercato del lavoro. A metterlo a fuoco è l’ingegnere e accademico Luca Accornero, che analizza l’evoluzione del rapporto tra giovani e lavoro e il disallineamento crescente tra modelli aziendali tradizionali e nuove aspettative generazionali.

Secondo l’esperto, molte imprese continuano a usare schemi organizzativi del passato, mentre il contesto è cambiato in modo profondo. Il risultato è una crescente difficoltà nel reperire e trattenere giovani lavoratori, anche nei settori tecnici e artigianali.

Generazioni e lavoro: perché il modello va ripensato

L’analisi parte dalle differenze tra generazioni. Dalla generazione silenziosa ai Boomers, dalla Generazione X ai Millennials, fino a Generazione Z e Generazione Alpha, ogni fascia è stata influenzata da fattori sociali e tecnologici diversi.

Le ultime generazioni sono nativi digitali, cresciute con piattaforme online, social e oggi con intelligenza artificiale. La tecnologia non è solo uno strumento ma un elemento identitario che influenza anche il modo di vedere il lavoro, l’azienda e la carriera.

Molti imprenditori, però, non hanno ancora adattato il proprio modello gestionale. Un’organizzazione funziona solo se è replicabile ed evolutiva. Oggi, invece, ai giovani viene spesso chiesto di adattarsi a strutture pensate per contesti ormai superati, con tempi e regole percepiti come rigidi.

Fidelizzazione dei giovani: permanenza media sempre più breve

Un dato chiave riguarda la permanenza media dei giovani in azienda. Nella fascia 30–35 anni la durata tipica nello stesso posto di lavoro è di circa due anni e mezzo. Per le imprese è un problema rilevante, perché gli investimenti in formazione del personale rischiano di non essere recuperati.

La domanda, secondo Accornero, non è perché i giovani cambino lavoro, ma cosa faccia l’azienda per trattenerli. L’impresa deve diventare un incubatore di persone, non solo di processi e prodotti. Sono le persone a innovare, adottare tecnologie e correggere modelli inefficienti.

Cosa cercano oggi i lavoratori: non solo stipendio

I dati del report “People at Work” dell’ADP Research Institute, basato su 32.000 lavoratori in 17 Paesi, mostrano che sicurezza del posto e retribuzione restano fattori centrali, ma non sono più sufficienti.

Cresce il peso di elementi come

work life balance
flessibilità oraria
sviluppo continuo delle competenze
trasparenza retributiva
inclusione e diversità
welfare aziendale

Il welfare aziendale diventa leva strategica di attrattività e fidelizzazione. Non è più percepito come beneficio accessorio, ma come parte integrante della retribuzione complessiva e dell’identità dell’impresa.

Welfare aziendale come leva strategica

Le misure di welfare possono includere istruzione, buoni spesa, trasporti, sanità integrativa, previdenza, sostegno a mutui e prestiti, iniziative culturali e supporto alla genitorialità.

Per molte aziende, investire in welfare risulta più efficace di un semplice aumento salariale, perché incide anche su motivazione, senso di appartenenza e qualità della vita. È un investimento strategico insieme allo sviluppo delle competenze tecniche e trasversali.

Nuovo mercato del lavoro, nuova strategia d’impresa

Il mercato del lavoro sta attraversando una trasformazione profonda e irreversibile. I bisogni emergenti delle persone non sono più eccezioni ma nuovi standard. Le imprese che non adeguano modelli organizzativi e politiche del personale rischiano di perdere competitività.

Il messaggio finale è chiaro: nelle aziende sono le persone a fare la differenza. La strategia futura deve partire da qui.