Il tempismo, a volte, racconta meglio di qualsiasi analisi il momento storico. Mentre si discute del futuro del lavoro intellettuale nell’era dell’intelligenza artificiale — tema caro anche alla narrativa di Isaac Asimov — la robotica collaborativa compie passi concreti anche nelle attività manuali specialistiche.
Nel settore della carrozzeria arriva infatti un cobot per la carteggiatura, presentato da Norton, marchio del gruppo Saint-Gobain: un braccio robotico collaborativo pensato per automatizzare parte delle operazioni di preparazione superficiale prima della verniciatura.
Non sostituisce l’artigiano, ma ne affianca il lavoro nelle fasi più ripetitive e faticose.
Cos’è un cobot e come funziona nella carrozzeria
Un cobot (robot collaborativo) è un robot progettato per lavorare a stretto contatto con l’uomo, senza barriere protettive rigide e con elevati standard di sicurezza.
Le caratteristiche tipiche di un cobot includono:
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struttura a braccio antropomorfo
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fino a 6 gradi di libertà
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sensori di controllo e sicurezza
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apprendimento guidato dall’operatore
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lavoro in collaborazione diretta con il tecnico
A differenza dei robot industriali tradizionali, il cobot non opera su cicli pre-programmati rigidi, ma apprende i movimenti dall’operatore poco prima dell’applicazione. Memorizza i parametri e li ripete con precisione costante, riducendo fatica e variabilità.
Dopo anni di sviluppo in ambito industriale, queste soluzioni stanno trovando spazio anche nelle carrozzerie.
La dimostrazione operativa del cobot carteggiatore Norton Saint-Gobain si è svolta presso Autocenter Arese, in un test dedicato alla redazione di Car Carrozzeria, con il supporto tecnico di Axel Sangalli e Alessio Pieroni del team Norton.
Si tratta di un braccio robotico che esegue la carteggiatura in sintonia con il preparatore, non in sostituzione ma in affiancamento.
A cosa serve il cobot di carteggiatura
Il sistema è pensato per:
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ridurre la fatica fisica
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velocizzare la preparazione superfici
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standardizzare la pressione di lavoro
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migliorare la produttività su pannelli ampi
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supportare lavorazioni ripetitive
Le applicazioni più adatte, allo stato attuale, sono superfici come:
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tetti (soprattutto SUV)
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cofani
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pannelli estesi e regolari
Programmazione guidata: come si istruisce il cobot
Uno degli aspetti più interessanti è la semplicità di programmazione. Non serve un programmatore robotico: la formazione viene fornita direttamente sul campo e il preparatore può operare in autonomia.
Procedura operativa base
L’operatore:
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prende per mano il terminale del braccio
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indica i 4 punti di confine dell’area da carteggiare
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definisce il perimetro di lavoro
Dal pannello di controllo imposta poi:
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forza di pressione
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direzione della carteggiatura
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velocità di rotazione
Il cobot lavora all’interno dell’area definita e regola progressivamente la pressione per compensare il calo di efficacia dell’abrasivo, sfruttandolo al massimo.
Collaborazione reale uomo–robot
La parola chiave emersa durante le prove è sintonia — e, in molti casi, vera e propria sinergia.
Durante la lavorazione:
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il cobot esegue le aree ampie
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l’operatore interviene sui punti complessi
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le zone difficili restano manuali
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la rifinitura resta artigianale
È anche possibile guidare manualmente il braccio: il tecnico può accompagnare la testa levigante sulla superficie senza sforzo, sfruttando l’assistenza del sistema.
Questo modello operativo chiarisce bene il ruolo attuale del cobot: assistente intelligente, non sostituto completo.
A chi è destinato oggi un cobot di carteggiatura
Nella fase attuale, il cobot per la carteggiatura è particolarmente adatto a:
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carrozzerie grandi e strutturate
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centri con alti volumi di preparazione
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ripristino usato su larga scala
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lavorazioni grandine
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processi ripetitivi industrializzati
Per le strutture medio-piccole rappresenta più una tecnologia di frontiera che una necessità immediata. Il percorso ricorda quello di altre innovazioni — come i primi tintometri automatici — inizialmente di nicchia e poi sempre più diffuse.

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