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Terre rare, saranno sempre più rare

Immaginate una mattina di salire in auto, nella vostra nuova e bellissima vettura ibrida Plug-In bella zeppa di dispositivi elettronici. Schiacciate il tasto “On” e tutto resta in blackout: il motore elettrico non si avvia, la radio si sintonizza ma dagli altoparlanti non esce l’audio, vetri bloccati, le batterie cariche ma non erogano tensione. Un incubo? Sì, vi hanno tolto le terre rare dalla vettura e l’elettronica non funziona. In realtà stiamo estremizzando perché non si possono recuperare le terre rare da componenti elettronici già costruiti. Tuttavia, se le terre rare non venissero consegnate ai costruttori non avremmo auto elettriche ed ibride, pannelli solari, turbine eoliche, generatori idroelettrici, memorie per computer, sensori ottici… in pratica, addio transizione digitale ed ecologica. Infatti le terre rare sono l’elemento base di tutto questo. Vediamo perché.

 

TERRE RARE: COSA SONO?

Per la scienza le terre rare (in inglese “rare-earth elements” o “rare-earth metals”) sono un gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica: scandio, ittrio, lantanio, cerio, praseodimio, neodimio, promezio, samario, europio, gadolinio, terbio, disprosio, olmio, erbio, tulio, itterbio e lutezio. Dal punto di vista della distribuzione mondiale dal 1985 la Cina si è imposta per estrazione e produzione e oggi detiene oltre il 95% della fornitura mondiale di terre rare. Non solo: ha anche il controllo sull’80% degli impianti di raffinazione nel mondo, per cui anche altre nazioni che hanno giacimenti si trovano a dovere dipendere dalla Cina per la raffinazione come nel caso degli USA.

 

RISCHIO DI CRISI: LA RAFFINAZIONE DELLE TERRE RARE

L’importanza di questi elementi chimici nell’attuale fase di transizione digitale del mondo anche in tema di abbattimento delle emissioni inquinanti passa dunque per la Cina. L’attuale crisi dei chip che sta inginocchiando l’industria automobilistica e quella delle materie prime per i prodotti vernicianti (basi colorate e trasparenti) potrebbe essere niente di fronte a un rallentamento di forniture di terre rare all’industria occidentale. E per l’Occidente è anche difficile pensare di diventare autosufficiente nella raffinazione delle terre rare: questi processi sono altamente inquinanti e in contrasto con la politica europea volta a un maggiore rispetto dell’ambiente. Sembra un cortocircuito: più l’Occidente indirizzerà sforzi e risorse verso l’elettrificazione dei trasporti e del parco circolante maggiore sarà la dipendenza da queste terre rare, maggiore sarà il potere commerciale della Cina. Oggi solo l’Australia potrebbe puntare all’indipendenza. Se Europa e USA sono impegnate nella ricerca di nuovi giacimenti resta l’ostacolo della raffinazione. Estrarre e raffinare con un basso impatto ambientale resta un ostacolo enorme rispetto alla situazione cinese, che ha regole ambientali ben diverse. Le riserve mondiali di queste terre alla fine sono abbastanza distribuite. Ma è la Cina a riuscire a produrne in quantità tali da soddisfare le richieste dell’Occidente. Un numero su tutti: la richiesta mondiale di terre rare è passata dalle 100.000 tonnellate del 2010 alle quasi 200.000 del 2021. Tuttavia, si prevede che auto e camion elettrici e fonti rinnovabili spingeranno la domanda mondiale a 500.000 tonnellate in soli 20 anni…

 

a cura di Renato Dainotto

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