L’intelligenza artificiale è una realtà nei posti di lavoro ed è impossibile arginarla: oggi bisogna chiedersi come gestirla anche da un punto di vista legale nei rapporti con il dipendente. Non sono aspetti da sottovalutare
L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia “futura”.
Oggi l’AI sta entrando concretamente nei processi produttivi, organizzativi e decisionali delle aziende, trasformando il modo di lavorare in quasi tutti i settori.
Secondo gli orientamenti europei, entro il 2030 oltre la metà delle professioni richiederà competenze digitali avanzate, con l’intelligenza artificiale destinata ad assumere un ruolo centrale nelle attività quotidiane delle imprese.
In questo scenario, la formazione sull’AI non rappresenta più soltanto un’opportunità competitiva, ma sta diventando un vero tema normativo e organizzativo.
AI Act: la svolta europea sull’intelligenza artificiale
Il quadro normativo europeo ha subito un’accelerazione decisiva con l’entrata in vigore del:
Regolamento (UE) 2024/1689
meglio conosciuto come:
AI Act.
Entrato ufficialmente in vigore il 1° agosto 2024, il regolamento rappresenta il primo intervento organico europeo dedicato all’intero ciclo di vita dei sistemi di intelligenza artificiale.
Il principio di “alfabetizzazione AI”
Uno degli aspetti più importanti introdotti dall’AI Act riguarda il principio di:
alfabetizzazione in materia di intelligenza artificiale.
Secondo il regolamento, non soltanto gli sviluppatori di sistemi AI, ma anche le aziende che li utilizzano devono garantire che il personale possieda conoscenze adeguate sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
La formazione diventa parte della conformità
La normativa europea chiarisce un concetto fondamentale:
la formazione non è più un elemento accessorio.
L’utilizzo dell’AI senza un’adeguata preparazione del personale può infatti trasformarsi in:
- rischio normativo
- responsabilità civile
- problema organizzativo
- criticità reputazionale
L’obbligo riguarda anche PMI e piccole imprese
Uno degli aspetti più rilevanti dell’AI Act è la sua impostazione trasversale.
Le regole non riguardano soltanto:
- big tech
- grandi multinazionali
- aziende digitali
ma tutte le realtà che utilizzano sistemi di intelligenza artificiale nei propri processi.
Conta il rischio, non la dimensione
L’approccio europeo è basato sul rischio.
Questo significa che gli obblighi cambiano in funzione:
- del tipo di sistema AI utilizzato
- dell’impatto sulle persone
- delle decisioni automatizzate coinvolte
Anche i software “chiavi in mano” generano responsabilità
Un punto centrale riguarda le PMI.
Anche le aziende che utilizzano piattaforme AI acquistate da fornitori esterni restano responsabili del loro utilizzo interno.
La formazione del personale diventa quindi uno degli strumenti principali per dimostrare un utilizzo diligente e conforme della tecnologia.
Che tipo di formazione AI viene richiesta?
La normativa europea non richiede semplicemente corsi tecnici o informatici.
La formazione deve essere:
pratica
contestualizzata
proporzionata al ruolo lavorativo
Conoscere il funzionamento dell’AI
I lavoratori devono comprendere almeno a livello concettuale:
- come funziona un sistema AI
- quali dati utilizza
- quali limiti possiede
- quali rischi può generare
Applicazione concreta nei processi aziendali
Ogni settore presenta criticità differenti.
Per questo la formazione deve essere calibrata sul contesto reale di utilizzo:
- produzione
- logistica
- risorse umane
- marketing
- customer service
Etica, bias e responsabilità
L’AI Act attribuisce grande importanza alla prevenzione di:
- discriminazioni
- bias algoritmici
- utilizzi impropri
- violazioni dei diritti fondamentali
La formazione deve quindi aiutare il personale a riconoscere anomalie e comprendere quando è necessario l’intervento umano.
La normativa italiana: Legge 132/2025
Anche il legislatore italiano è intervenuto direttamente sul tema.
La:
Legge n. 132/2025
entrata in vigore il 10 ottobre 2025, rappresenta il primo intervento nazionale organico sull’intelligenza artificiale applicata al lavoro.
Tutela dei lavoratori e trasparenza
La legge italiana stabilisce che l’AI non deve comprimere i diritti dei lavoratori, ma migliorare:
- qualità del lavoro
- sicurezza
- produttività
Le aziende devono quindi:
formare il personale
informare i lavoratori
spiegare finalità e modalità dei sistemi AI
garantire trasparenza nell’utilizzo dei dati
Sistemi AI ad alto rischio
Particolare attenzione viene riservata ai sistemi utilizzati per:
- selezione del personale
- valutazione performance
- assegnazione mansioni
- decisioni lavorative rilevanti
In questi casi gli obblighi diventano ancora più stringenti.
AI e GDPR: il nodo dei dati personali
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale comporta spesso il trattamento di dati personali.
Per questo motivo le aziende devono integrare gli obblighi AI anche con il:
GDPR.
La trasparenza nei confronti dei lavoratori diventa quindi essenziale.
Perché investire davvero nella formazione AI
Al di là degli obblighi normativi, la formazione rappresenta soprattutto una tutela concreta per l’impresa.
Un utilizzo scorretto dell’intelligenza artificiale può infatti generare:
- errori decisionali
- problemi legali
- danni economici
- criticità reputazionali
Governare il cambiamento
Investire oggi in formazione significa:
ridurre i rischi
migliorare l’efficienza
utilizzare correttamente gli strumenti AI
affrontare il cambiamento in modo consapevole
L’intelligenza artificiale sta entrando stabilmente nel mondo del lavoro e delle imprese.
Con l’AI Act europeo e la normativa italiana, la formazione AI diventa sempre più una componente strutturale della conformità aziendale.
Non si tratta soltanto di imparare a usare nuovi software, ma di sviluppare:
- competenze
- consapevolezza
- capacità di controllo
- responsabilità organizzativa
Perché il vero tema non è se l’AI entrerà nelle aziende.
Ma quanto le aziende saranno preparate a utilizzarla correttamente.
a cura di Avv. Giulia Talamazzi - Studio Legale Conte&Giacomini

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